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Dare corpo a un’anima

Copertina Capriccio d'animaMai inventare un personaggio che ti possa sopraffare. Non solo non te ne liberi più, ma si prende anche tutta la gloria lasciandoti nell’ombra. D’altra parte, si sa, le creature letterarie sopravvivono ai loro autori, ma nella fattispecie questa creatura era già eterna di sua natura e io ho compiuto l’irrimediabile peccato di immortalarla ancora di più. Dandole un corpo, una personalità, un temperamento non solo diversi dai miei, ma anche antitetici, col risultato di creare non un alter ego ma un antagonista, con cui giocare una doppia partita, sia su un piano reale che su uno immaginario.

In fondo tutto è iniziato così, quasi per gioco. Da tempo andavo dicendo di avere un’anima che si staccava dal corpo e faceva vita a sé, in base ai propri aneliti e capricci. Una dissociazione necessaria a conciliare un’esistenza divisa tra due luoghi di elezione, un’isola e una città, in cui non abito soltanto, ma per le quali vivo. E non avendo il dono dell’ubiquità ho dovuto sdoppiarmi, con tutte le conseguenze del caso. A cominciare col fare i conti con qualcos’altro da me, cui ho dato dignità di personaggio fino a renderlo persino più credibile del suo stesso autore.

L'isola per sempreCosì nell’estate del 2015 ho scritto la prima serie di novelle ambientate all’isola d’Elba, unico luogo in cui vivo in comunione con l’anima. E quasi a giorni alterni postavo gli episodi su facebook sempre associati a immagini tematiche (spesso fotografie scattate da me), con relativi commenti del pubblico, al punto da tirare in mezzo lo stesso social nella narrazione, giocando così anche su un piano metanarrativo. Poi a metà settembre ho scandito lo strazio della separazione dall’anima attraverso un conto alla rovescia altrettanto illustrato.

Eterna è la cittàNel dicembre dello stesso anno, sotto le feste natalizie, ho affrontato la seconda serie di novelle ambientate nella città eterna, nella quale eccezionalmente l’anima mi aveva raggiunto. E fino a oltre la Befana sempre a giorni alterni postavo su facebook gli episodi debitamente illustrati con mie o altrui fotografie, riproponendo la struttura “interattiva” con il social che consolidava il già scoperto gioco delle parti. Infine, subito dopo la Pasqua di quest’anno, ho inserito un finale alla raccolta con il mio ritorno all’isola e l’ultima sorpresa che mi attendeva.

Capriccio con rovine classiche - CanalettoDunque un duetto tra anima e corpo in due movimenti, uno isolano e l’altro cittadino, uno estivo e l’altro invernale, con un intermezzo e un finale, qui raccolti in un unico volume. L’isola e la città. L’infinito e l’eterno. Due dimensioni esistenziali inalienabili il cui connubio poteva essere solo il prodotto di un capriccio. Come accade nel capriccio architettonico che coniuga le rovine classiche con i paesaggi costieri, l’antichità con il mare, il tempio con il veliero, così il capriccio dell’anima combina due realtà quanto mai distanti nel suo infaticabile contrasto con il corpo.

Isola d’Elba, Marciana Marina, estate 2015. Una casa a picco sull’acqua davanti a una distesa infinita di cielo e di mare. Un’anima che ha deciso di rimanere lì per sempre. E un corpo che la porta in barca, le mostra i tramonti, sopporta i suoi assilli e fronteggia le sue intemperanze. Finché lei non si accorge di essere il personaggio di alcune novelle messe in rete e allora la situazione precipita. Ma in realtà nulla è come sembra.

Roma, Trastevere, inverno 2016. Una casa affacciata sul Tevere davanti al Monte de’ Cocci e ai campanili dell’Aventino. Un’anima che piomba a sorpresa durante le feste natalizie. E un corpo che la scorrazza sui ponti, la segue al mercato, la trascina ai musei, la rincorre tra i ruderi, finché quella non svanisce nel nulla. Ormai sembra tutto perduto ma con l’arrivo del nuovo anno incombe l’Epifania a rimettere in gioco ogni cosa.

Come il capriccio architettonico combina rovine classiche e paesaggi costieri così il capriccio dell’anima palpita tra un’isola e una città, oscilla tra l’infinito e l’eterno, si divide tra il mare e l’arte come appunto un’anima dal corpo, in un continuo gioco delle parti in cui è il pubblico stesso a esser chiamato a partecipare a una narrazione sempre più imprevedibile e sorprendente.

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